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APPROFONDIMENTO

Abitare il territorio, educare lo sguardo

Pubblicata il: 2026-08-26

Fonte: Agorà IRC

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Editoriale a cura di Giuseppe Favilla, Direttore responsabile di Agorà IRC

Ci sono luoghi che attraversiamo ogni giorno senza guardarli davvero. Una chiesa, una piazza, un affresco, un campanile, un mosaico, una strada antica possono diventare presenze abituali, quasi invisibili. Eppure proprio quei luoghi custodiscono parole, simboli, domande e memorie che raccontano chi siamo.

È da questa consapevolezza che nasce il numero di agosto di Agorà IRC, dedicato al rapporto tra arte, territorio e Insegnamento della Religione Cattolica.

L’IRC, nella scuola contemporanea, non può essere ridotto alla semplice trasmissione di contenuti. La sua forza culturale ed educativa emerge soprattutto quando riesce a offrire agli studenti strumenti per interpretare la realtà, mettendo in dialogo religione, storia, filosofia, arte e vita quotidiana. Come abbiamo voluto sottolineare in questo numero, l’IRC può essere davvero un «laboratorio privilegiato di educazione nella complessità», capace di aiutare i ragazzi a costruire senso e a confrontarsi con una società sempre più plurale.

Arte e territorio rappresentano, in questa prospettiva, un formidabile libro aperto.

Il territorio diventa un vero «museo a cielo aperto»: uno spazio nel quale arte, storia e spiritualità si intrecciano e nel quale l’insegnante può accompagnare gli studenti a riconoscere ciò che spesso attraversano distrattamente. Non si tratta, però, di accumulare nozioni. Occorre «riconoscere, collegare, interpretare, dare valore». E imparare a conoscere e tutelare il patrimonio artistico e religioso significa anche educare alla cittadinanza e alla cura del bene comune.

È questa idea di IRC che attraversa i contributi raccolti nel numero.

Barbara Ongaro, presentando il metodo di Appunti IRC, affronta una questione decisiva per la professionalità docente: la didattica per competenze non può trasformarsi in una successione di attività piacevoli ma prive di profondità. La didattica autentica richiede, al contrario, «più studio, più intenzionalità, più progettazione, più cura». E particolarmente efficace è l’immagine dell’atelier: un luogo nel quale non si improvvisa, ma «si progetta, si osserva, si modella, si affina».

Una prospettiva che ritroviamo concretamente nelle progettazioni presentate.

Nel percorso per la scuola dell’infanzia In viaggio tra luci e navi, l’edificio chiesa cessa di essere un insieme di elementi architettonici da memorizzare e diventa uno «spazio abitato», capace di dialogare con il vissuto del bambino. La porta diventa accoglienza, la navata viaggio condiviso, il campanile richiamo alla comunità, la luce orientamento. L’arte sacra non viene semplicemente osservata: viene interrogata e vissuta.

Anche Missione S. Francesco: esploratori di arte, natura e territorio, destinato alla scuola primaria, mostra quanto possa essere fecondo intrecciare conoscenza disciplinare, patrimonio locale e competenze civiche. La figura di Francesco e la tradizione francescana diventano occasioni per parlare di umiltà, fratellanza, collaborazione, rispetto del creato e responsabilità, facendo dell’esperienza didattica un esercizio concreto di cittadinanza.

E ancora, attraverso Sacro MAPS, il patrimonio artistico-religioso locale diventa oggetto di ricerca e comunicazione: gli studenti non rimangono fruitori passivi, ma assumono il ruolo di veri e propri «ciceroni» del territorio, utilizzando anche strumenti digitali, mappe e QR Code. È forse questa una delle immagini più efficaci della scuola che vorremmo: ragazzi capaci non soltanto di conoscere, ma di raccontare e restituire agli altri ciò che hanno scoperto.

Il numero continua poi ad allargare lo sguardo: dalle competenze IRC e il loro raccordo con Educazione civica, PECUP ed E-Portfolio al progetto Traduttori dell’invisibile, fino all’approfondimento sull’Ebraismo, alla riflessione sul Concilio, ai patti di Bari e Roma per il dialogo ecumenico e interreligioso e all’intervista conclusiva al professor Brunetto Salvarani.

Contributi diversi, dunque, ma tenuti insieme da una convinzione comune: insegnare religione significa educare a leggere.

Leggere un’opera d’arte.
Leggere un territorio.
Leggere un simbolo.
Leggere la storia.
Leggere le differenze.
E, attraverso tutto questo, aiutare gli studenti a leggere se stessi e il mondo che abitano.

È qui che l’IRC manifesta pienamente la propria natura di disciplina scolastica e umanistica: quando forma coscienze critiche, educa alla bellezza e rende i giovani capaci di abitare democraticamente la pluralità senza cancellare le differenze. L’arte e il territorio diventano così laboratori nei quali imparare a dialogare con la storia e a custodire l’eredità ricevuta, non come qualcosa di immobile, ma come una risorsa viva da consegnare al futuro.

Questo numero di Agorà IRC vuole allora essere anche un invito agli insegnanti: usciamo simbolicamente dall’aula.

Guardiamo ciò che circonda le nostre scuole. Interroghiamo le pietre, le immagini, le architetture, le tradizioni e le storie delle nostre comunità. Facciamo comprendere ai nostri studenti che dietro ciò che appare semplicemente “antico” si nasconde spesso una domanda profondamente contemporanea sull’uomo, sulla convivenza, sulla bellezza, sul limite e sulla trascendenza.

Perché un insegnamento lascia veramente una traccia quando riesce a parlare alla vita.

E forse questa è una delle sfide più affascinanti dell’IRC di oggi: rendere nuovamente visibile ciò che l’abitudine ci ha fatto smettere di vedere.

Giuseppe Favilla
Direttore responsabile EssereScuola – Agorà IRC

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